Case study EPICURA
EpiCura è la startup torinese che porta fisioterapia, osteopatia e servizi sanitari domiciliari a chi non può o non vuole spostarsi. Quando i fondatori ci hanno cercato, erano senza designer, con un mini-sito provvisorio e i primi pazienti già in carico. Il vincolo era il target: persone anziane, con mobilità ridotta, abituate al telefono e non al web. Abbiamo progettato la piattaforma che ha portato EpiCura sul mercato.
Da una startup di tre persone a un servizio sanitario reale
EpiCura nasce a Torino nel 2017, incubata all’I3P del Politecnico di Torino e accelerata da SocialFare nel programma Foundamenta#3. L’idea: una piattaforma digitale per la fisioterapia e l’osteopatia a domicilio, che connette professionisti certificati ai pazienti in meno di 24 ore.
Quando i fondatori ci hanno cercato, erano in tre: tra business e sviluppo, nessun designer. Avevano un mini-sito provvisorio e i primi pazienti già in carico, gestiti in modo manuale. Per uscire sul mercato in modo serio servivano due cose: una piattaforma vera che gestisse prenotazione, pagamento e erogazione, e un’identità digitale che presentasse il servizio con la chiarezza che meritava.
L’ingaggio era end-to-end: architettura, flussi paziente e professionista, UI, design system, sito istituzionale, dashboard di gestione. Coordinamento diretto con i fondatori, cicli di review settimanali, delivery iterativa.
Il target che non è digitale
Il punto chiave era il pubblico. La fisioterapia domiciliare risponde a un bisogno reale di chi non riesce a spostarsi: pazienti anziani, persone con mobilità ridotta, famiglie che si prendono cura di un genitore.
Significa un target con familiarità tecnologica spesso bassa, abitudini di prenotazione legate al telefono, scarsa pazienza per interfacce che chiedono di imparare qualcosa di nuovo. Il prodotto non poteva essere “il solito sito di booking” e nemmeno “un’app pensata per millennial”. Doveva essere usabile da chi clicca raramente, da chi legge lo schermo del telefono a fatica, da chi non vuole creare un account ma vuole solo prenotare una visita.
Progettare per chi non vuole imparare
Il principio non era “semplificare”, che porta spesso a interfacce infantilizzate. Era “non richiedere apprendimento”: ogni schermata doveva essere comprensibile alla prima visita.
Il flow di prenotazione: poche scelte, sequenza naturale
Il flow di prenotazione era il cuore del prodotto. Il vincolo era duplice: doveva essere percorribile da chi non clicca tutti i giorni, ma doveva anche raccogliere tutte le informazioni necessarie a un servizio sanitario (anamnesi minima, recapiti del paziente, indirizzo, orario, modalità di pagamento).
La soluzione è stata spezzare il flow in micro-momenti: ogni schermata chiede una sola cosa, mostra cosa è stato già scelto, indica cosa viene dopo. La sequenza segue la logica di un appuntamento medico al telefono: tipo di visita, urgenza, dove e quando, contatti, conferma.
Niente progress bar piccola e nascosta. Una scansione visibile chiara, con i passaggi già fatti spuntati e quelli da fare in attesa. Il paziente sa sempre a che punto è.
Dati paziente, essenziali
Per un servizio sanitario serve la registrazione del paziente. Su un target non digitale, una pagina con quindici campi è il punto in cui l’utente abbandona.
Lo Step 1 della prenotazione raccoglie solo l’essenziale: città, trattamento, nome, cognome, fascia d’età, recapito telefonico. Nessuna anamnesi medica viene chiesta prima della prenotazione. Quei dati arriveranno solo dove rilevanti, contestuali al tipo di visita. Il form è corto, leggibile, percorribile in due minuti anche per chi scrive lentamente.
Il lato specialist: chi entra nella rete
Dall’altra parte della piattaforma c’erano i professionisti certificati: fisioterapisti, osteopati. Per costruire la rete serviva un onboarding altrettanto curato: chi vuole candidarsi, con quale specializzazione, in quale città, con quale strumentazione, con quanti anni di esperienza.
Il flow di candidatura specialist è stato disegnato in quattro passaggi: dati personali, professione e competenze, zone operative, caricamento documenti. Ogni step raccoglie informazioni necessarie al match con i pazienti, ma senza burocrazia inutile. Una volta inviata la candidatura, il team EpiCura contattava il professionista per il colloquio. Il profilo, una volta approvato, diventava la vetrina pubblica nella rete.
Il sito istituzionale: dire chiaro cosa fai e a chi
Il sito vetrina di EpiCura era il primo contatto. Per un servizio sanitario che si rivolge a un pubblico in parte anziano, doveva risolvere due cose contemporaneamente: rassicurare (siamo professionisti certificati, è un servizio serio, è sicuro) e abilitare (puoi prenotare adesso, in pochi click, senza chiamare nessuno).
Il sito è stato costruito attorno a una struttura piatta: una home che spiega cosa è EpiCura, una pagina per tipologia di servizio, una sezione “Come funziona” con tre passaggi visualizzati, e ovunque una CTA chiara verso la prenotazione. Niente blog editoriale, niente storytelling lungo, niente landing parallele. La promessa è una sola: prenoti, arriva un professionista, paghi a fine visita.
Il go-to-market e quello che è venuto dopo
Con la piattaforma e il sito attivi, EpiCura è andata sul mercato seriamente. Il primo round di accelerazione SocialFare/Foundamenta#3 ha portato 105.000 euro da investitori privati. La rete di professionisti è cresciuta da cinque a oltre cinquanta in tre mesi, l’attività si è estesa da Torino a Milano. Negli anni successivi sono arrivati i round più grandi: equity crowdfunding nel 2019, un round da 2 milioni nel 2020, infine una Serie A da 5 milioni nel 2021 guidata da Europ Assistance Italia (Gruppo Generali), con una raccolta complessiva di circa 8 milioni.
Da piattaforma di fisioterapia e osteopatia a domicilio, EpiCura è diventata il primo poliambulatorio digitale italiano, ampliando i servizi a visite mediche, tele-consulto, assistenza per anziani di lungo periodo. La rete oggi conta oltre novecento professionisti in dieci città italiane.
Il design non è stato l’unico fattore di questa traiettoria. C’erano la qualità del servizio, l’esecuzione operativa, la capacità di leggere il mercato. Ma è stato il livello che ha reso il servizio accessibile al suo target. Per un prodotto sanitario rivolto a chi non è digitale, l’interfaccia non è un layer estetico: è una condizione di esistenza.
Numeri
€8M+
Raccolti da EpiCura
In 4 round, 2017–2021
900+
Professionisti certificati
Rete EpiCura, 10 città italiane
3.000+
Famiglie servite
Oltre 31.000 ore di servizi erogati
Perché è rilevante per i software operativi
Una piattaforma operativa usata ogni giorno: prenotazione, gestione del servizio, dashboard per i professionisti, utenti poco digitali. Gli stessi vincoli di un gestionale aziendale — flussi ad alta chiarezza, interfacce per il lavoro quotidiano di chi non ha tempo da perdere.
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